differita numero 5

Chiedilo a Gretel
cinque ore di briciole per tornare indietro
tra le braccia d’un gambero
mandare in aria i castelli
non avere più luogo
tornare al mittente con timbro
non abita piu li

Servono frasi intere per dimenticare una casa.
Fontanabotte n. 5  ore 5:
le matite blu rigavano le strade
e anche tu credevi
quello in basso fosse il cielo.

I bambini liquidi andavano all’asilo dei sogni
dentro biglie di vetro,
nessuno sparava.
Il postino entrava col giornale il latte e le rose,
non c’era nulla da mangiare a parte i suoi fiori.

Gli uomini promettevano di saper volare in tempo
e le bambine contavano i minuti.

 

 

differita numero 6

Non ci sono più, sono sgocciolati dalla grondaia
«addio signorina dall’acqua in bocca»
(schhhh) ché senza parole rimane ancora qualche fata
tenuta al corrente dai 60 watt del vento.

Sul cuscino dei certosini non parlavi,
come un impero di troppo e di farina
lì nel bagnato l’unico grumo
è il cuore che resta a contarsi le dita
a dirmi tutto:
ho mangiato i portalettere.

 

differita numero 7

Ho perduto l’isola che non c’era.
L’inverno era un assassino, la posta non arrivava.

Ricordavi di non aver fatto cose memorabili
quando non eri giardiniere,
non eri magico ed io non ero ancora
le parole che aprono i sogni e li chiudono a chiave.

Non disturbare, si prega di.
In una stanza invece d’un giardino,
le betulle sono cadute tutte.

Tra la carta parati paillette
aspettavo l’uscita d’un fulmine
per scendere dalle nubi alle pareti
e far saltare le luci
tornare indietro con 5 minuti
 e le sue briciole

 

 

differita numero 8

Non abito più così
a morire di fame e petali di rose.

Quel ch’è passato era una città che andava a motore
ruotava in un ginocchio ad alzare le gonne come bucaneve
a crepare le strade
a rompere tutte le caviglie
«dove credi di andare»
(schhhh) il vento si è rotto
altre isole, non so.

Quel che arriva alle parole è stato dire:
se ne è andata senza prendere i vestiti.

Quel che ritorna al mittente
non è neanche una bambina.

 

 

differita numero 8½

«Non si va via così»
alla cieca e la chiamano America
ma non è né una né Mosca.

Isole liofilizzate appaiono
a mantenere i segreti e l’affitto, civico 91 piano settimo.
Ho i miei fantasmi. Un film noir
in cui a scomparire sono solo le rose.
Non si accorge nessuno che do sulla strada.

Mi piaceva il rosso, ci ero stata una volta.

Quante per nulla, le rose.
Eolo: fa pure
andare giù dalle centifolie
un chilo di neve.

Col cuore taglia 38
è andato tutto piccolo,
5 giorni con un po’ di latte a parte
un pianoforte, un’ora di aria
un modo di dire, morire
maggio, finire.

Un modo di fare la diga
ad una balena che avvampa.

 

 

differita numero 9

Un mondo rimasto di cenere
sotto le unghie dopo le femmine siamo uscite
 dallo smalto dagli uomini da Düsseldorf:
«Prima le signore»

C’era qualcuno
ma non la millesima:
mille io sola.

Hai capito mascherino quanti nomi
perde l’identità in abito da serra e da sarà
un mattino in desabìglie a rotolare in cortile,
un gioco, un cinematografo. E le forcine nella testa,
i baci dovuti e dovuti scassinare
le lettere d’amore,
i palazzi che cadono
erano solo l’effetto d’una sera
senza il tempo primo.

Di una donna come di rana
dalla cantina con una marina di uova:
« i miei saluti al capitano»

 

differita numero 10

 

Al capitano ho detto io di cadere
e ai cuori ed ai fiori
di mischiare le donne e le carte,
inabissare le navi,

manomettere le bussole, il polo, partire
perdere nella vertigine i soldati
che sulla schiena portavano i telefoni:
«contate il numero del dottore»

E il telefono cadrebbe la linea
come un transatlantico al polo, come cinema:
non parliamo, non c’è intervallo.

E Maggio veniva,
anche più giovane di me.

 

differita numero 11

Un’omissione, un’esplosione dall’alto
un elicottero che guarda bruciare la ballerine da sparo
 «Prima le signore»
 poco dopo le streghe, con la crocchia
disfatta in un secondo di Bora
 e d’argento, ore 625 l’ incendio

Non c’è gin qui
«non si brucia così»